Con il Premio Nobel ai chimici  Giulio Natta e Karl Ziegler, nel 1963, per gli studi compiuti sulla catalizzazione mirata all’ottenimento di polimeri isotattici, l’impiego delle materie plastiche nell’industria ricevette una straordinaria accelerazione, tanto da spingere i fabbricanti verso la ricerca di soluzioni innovative, che potessero dare vita a nuovi prodotti o migliorare le qualità prestazionali di quelli esistenti. In questo stimolante scenario, all’inizio degli anni ’70, Erwin Breitner, un ingegnere italiano di origine austriaca, intuì per primo che l’aggiunta al bitume distillato di un particolare polimero (il polipropilene atattico APP), avrebbe permesso di ottenere un bitume modificato formidabile nel garantire prestazioni meccaniche, resistenza all’invecchiamento e flessibilità, se impiegato nella fabbricazione di “eine Isolierbahn für Bauzwecke, insbesondere für Dacheindeckungen und dgl. Zum Aufkleben oder Aufschweißen auf einer Unterlage, mit einer Asphaltschicht und einer Verstärkungseinlage” (1) (trad. “un foglio isolante per l'edilizia, in particolare per coperture ecc., per incollatura o saldatura su una base, con uno strato di asfalto e un inserto di rinforzo”). In pratica, con la sua invenzione, brevettata a Stoccarda nel 1975 (1), Breitner aveva dato vita alla generazione di membrane impermeabilizzanti bitume-polimero APP (2) armate, che avrebbero rivoluzionato il settore dell’impermeabilizzazione e che rappresentano oggi più che mai, a distanza di quarant’anni, il punto di riferimento per i professionisti dell’edilizia in tutto il mondo.

La “Asfalti Breitner” fu la prima grande espressione della nuova era delle membrane prefabbricate impermeabilizzanti APP (2) per coperture. Grazie al  brevetto registrato, Breitner mise infatti a punto l’intero processo di produzione, ottenendo un grande successo anche nella realizzazione e vendita dei macchinari e degli impianti industriali per la fabbricazione delle membrane stesse. 
Nel corso del tempo, con il venir meno della figura di Breitner, l’azienda assunse la denominazione “Brai”, proprio in onore del contributo tecnico e scientifico del genio imprenditoriale che ne aveva segnato la storia.

Da un’idea geniale e dalla formula di un polimero forse ai più sconosciuto - il polipropilene atattico - iniziò la grande avventura della Brai; e dalla forte identità che da allora l’ha sempre contraddistinta, oggi la Brai riparte, con impegno ed entusiasmo, proseguendo sulla strada dell’innovazione e del costante contribuito all’evoluzione dei sistemi di impermeabilizzazione e isolamento per edifici.Perché è nel suo Dna.

(1) Estratto dei documenti di registrazione originali del brevetto “Isolierbahn für Bauzwecke, insbesondere Dacheindeckungen” – Anmelder: Pittmann & Polenk, 7531 Tiefenbronn - Erfinder Breitner Erwin, Monza (Italien) - DE2520460A1 – data reg. 7 mag 1975  - (2) APP: Atactic Poly Propylene 

 

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